
In fronte al mare, ad Imperia, Liguria, Italia.
STORIA DELLO ZAFFERANO
Le fonti archeologiche datano il primo utilizzo dello zafferano nelle caverne dell’Iraq, dove gli uomini di 50 mila anni fa lo utilizzavano come pigmento per creare disegni sulle pareti. La prima testimonianza della coltura e l’uso terapeutico della spezia invece si ha nell’Età del Bronzo nelle isole Egee. In particolare, nel palazzo di Knosso a Creta è presente un dipinto in cui vi è rappresentata una scimmia blu che raccoglie zafferano. Questo attesta la coltura dello zafferano ed, allo stesso tempo, ci dice che le scimmie venivano utilizzate per la sua raccolta. Ma questo non è l'unico esempio, anche in altri dipinti, sempre dell'età del Bronzo, troviamo la presenza di questo fiore.
In alcuni affreschi, il pittore si concentra molto sugli stimmi della pianta. Questa attenzione sull’apparato riproduttivo della pianta ha suggestionato gli archeologi, i quali pensano che venisse collegato all’apparato riproduttivo femminile; non a caso le figure presenti sono donne ed una di queste sembra incarnare una divinità femminile.
Ulteriori affreschi ne testimoniano l’uso terapeutico nel passato: troviamo, infatti, la prima traccia scritta dello zafferano in un dizionario assiro di botanica, che viene datato durante il regno di Assurbanipal (668 – 633 a.C.). Anche nei secoli successivi, sono parecchie le citazioni su testi greci e romani sul suo utilizzo farmaceutico. In Oriente è testimoniato il suo uso attraverso libri tibetani risalenti al 400 a.C..
Nei testi della medicina egiziana e mesopotamica, lo zafferano viene menzionato per usi terapeutici ostetrico – ginecologici. Studi moderni hanno confermato che la pianta di Crocus Sativus L. contiene dei principi attivi che regolano le mestruazioni e incidono sulla fertilità e il parto.
Il nome di questo fiore deriva dalla parola greca “kroke” il cui significato letterale è “filamento” ed indica una delle principali peculiarità di questo delicato fiore e cioè i lunghi stimmi che costituiscono la parte femminile del fiore stesso.
Omero racconta che era tra i fiori di cui era cosparso il talamo nuziale di Zeus ed Era e forse proprio per questo motivo era considerato legato alla passione ed alla sensualità, mentre gli antichi Romani usavano questi fiori sule tombe dei loro cari, come segno di speranza nella vita ultraterrena. Questa consuetudine potrebbe derivare proprio dal fatto che i lunghi stimmi del Crocus rappresentano una sorta di filo continuo tra la vita e la morte.
Il Crocus è un fiore effimero, con una vita breve e questa sua caratteristica associata al simbolismo funebre romano, ispirò a Pascoli la celebre poesia “Il croco”. Tante sono le leggende intorno allo zafferano, la più affascinante è quella della mitologia greca, secondo la quale questa pianta ebbe origine dall’amore del giovane Crocòs per la ninfa Smilax, un amore inviso agli Dei, perchè essendo lui un mortale anche il loro amore era destinato a finire inesorabilmente. Gli Dei impietositi trasformarono Crocòs nel fiore che prese il suo nome, mentre Smilax fu trasformata nella pianta di Salsapariglia
(Smilax aspera). Altra leggenda vuole che Hermes colpì inavvertitamente Crocòs e per ricordare la memoria dell’amico scomparso, tinse con il sangue la preziosa pianta.
Come detto in precedenza, lo zafferano è un fiore che già dai tempi antichi veniva usato per l’arte tintòria, la cosmesi e come medicamento. Dai luoghi di nascita, probabilmente le Indie, si è diffuso lungo i grandi cammini che navigatori, esploratori e commercianti percorrevano da un paese all’altro. Il più antico documento che ne attesta l’uso e l’apprezzamento è un papiro egiziano del XV secolo a.C. Dopo alterne fortune giunse in Europa, introdotto dai conquistatori spagnoli e dove si diffuse nelle aree più vocate per terreno e condizioni climatiche come Grecia, Spagna e naturalmente Italia dove venne coltivato con successo.
Pare che la prima regione italiana in cui comparve sia stato l'Abruzzo, portato dalla Spagna da un monaco del Tribunale della Santa Inquisizione nel XVI secolo, Padre Domenico Santucci. Successivamente si diffuse in Sicilia, in Sardegna e in alcuni paesi dell’Italia centrale dove la coltivazione iniziava ad essere in forte espansione dovuta anche all’apprezzamento delle sue qualità da parte dei mercanti che ne favorirono il commercio. In pieno Medioevo le vie dei pellegrini da Roma verso il nord Europa, la storica Francigena e le grandi vie del trasporto di merci e culture favorirono la crescita e la conoscenza di tale spezia, anche da parte degli agricoltori dei territori limitrofi sviluppandosi soprattutto nelle regioni del Centro Italia. Dopo un periodo di riduzione della produzione a causa del cambiamento dei consumi e dell'abbandono delle campagne, negli ultimi decenni, la coltivazione dello zafferano ha avuto una nuova spinta soprattutto grazie ai giovani ed alle donne, in particolare, tenendo anche conto delle sempre più numerose evidenze scientifiche su alcuni principi attivi che rendono questa spezia utile sia in campo farmaceutico che cosmetico.
