In fronte al mare, ad Imperia, Liguria, Italia.
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MA TU
Ma tu lo sapevi che ...
La prima traccia scritta dell’uso dello zafferano come medicinale possiamo trovarla in un papiro medico datato 1600 a.C., scoperto in una tomba, a Tebe, nell’antico Egitto. In India, lo zafferano è usato principalmente nella medicina ayurvedica. In Medio Oriente, è elencato come medicinale in un dizionario di botanica del 12° secolo trovato nella Biblioteca di Assurbanipal, mentre in Germania nel 1670 fu pubblicato un libro che trattava delle sue proprietà medicinali. A Londra, l'Erbario Completo, scritto nel 1653, dal medico e botanico Nicholas Culpeper troviamo descritte le capacità medicamentose dello zafferano.
Effettivamente numerosi studi, molti dei quali ancora in corso, hanno evidenziato diverse proprietà dei principi attivi contenuti nella spezia. Viene definito come Antidepressivo Naturale, in quanto aiuta in caso di ansia e stress perché il safranale e la crocina stimolano la produzione di dopamina, noradrenalina e serotonina, noti neurotrasmettitori che migliorano il tono dell’umore, inoltre lo zafferano può essere considerato un blando sedativo e pertanto essere utile contro l’insonnia. Ha un’influenza positiva sulle capacità cerebrali, potenziando la memoria e favorendo le capacità di apprendimento per cui può essere un coadiuvante nelle malattie degenerative come l’Alzheimer ed il Parkinson (ricerche condotte dal medico psichiatra Prof. Mark Floyd Lew). Un’ulteriore applicazione è quella che lo vede, in quanto antiossidante, utile in campo oculistico nella prevenzione della degenerazione maculare ( Ricerca Telethon) ed in campo cosmetico perché contrasta l’invecchiamento cellulare grazie alla sua capacità di neutralizzare i radicali liberi. Lo zafferano è anche digestivo poiché stimola i succhi gastrici e la secrezione biliare. Ha anche potenziale antiinfiammatorio ed antispasmodico.
Nell’ Antico Egitto, lo zafferano era un lusso riservato alla nobiltà. Re, regine, faraoni e religiosi usavano profumi allo zafferano, indossavano lunghi abiti tinti con lo zafferano, mangiavano cibi e bevande contenenti la spezia, si immergevano in vasche colme d'acqua e zafferano per curare le ferite o come preludio a un incontro amoroso, dormivano comodamente in letti cosparsi di pistilli di zafferano e pregavano i loro dei portandolo in offerta.
Nel 14° secolo, in Europa, durante la famosa epidemia di peste, lo zafferano giocò un ruolo significativo nella storia del commercio. L'urgenza di procurarsi questo ingrediente per le cure mediche determinò l'inizio delle importazioni dall'estero e gli inevitabili atti di pirateria per il possesso dei carichi. Un tentativo del genere andò in fumo quando un carico di zafferano in viaggio per Basilea fu intercettato da un barone e solo una battaglia della durata di tre mesi consentì il recupero del carico. Oggi la storia ricorda l'episodio come la Guerra dello Zafferano.
A causa del suo valore, si dovettero istituire delle regole per assicurare l'equità dei prezzi di mercato e la purezza del contenuto di ogni pacco di spezia. Pertanto a Norimberga, divenuta il centro di scambio e contrattazione, fu emanato il codice Safranschou ed i reati di frode furono dichiarati punibili con sanzioni, carcere, fino ad arrivare alla morte sul rogo insieme ad i prodotti contraffatti.
Esiste la Vergine dello Zafferano : Il fiore fu ufficialmente introdotto in Italia come coltivazione solo alla fine del 1200, grazie al padre domenicano Domenico Santucci, nato a Navelli, in provincia dell’Aquila, che visse a lungo al servizio del Tribunale dell’Inquisizione, in Spagna. Tornato in Abruzzo, piantò con successo alcuni bulbi di croco spagnolo che attecchirono meravigliosamente. A Civitaretenga esiste la Chiesa della Madonna dell’Arco che, secondo la leggenda, fu costruita nel luogo dove sorgeva la stalla di una taverna in cui soggiornò un pittore che, non avendo una lira, fu messo a dormire dal taverniere nella mangiatoia della stalla. Al pittore apparve in sogno quella notte la Madonna che gli chiese un ritratto, ma purtroppo l’artista non aveva i colori. Usò allora lo zafferano trovato nella cucina della taverna, dipingendola sul muro contro cui era poggiata la mangiatoia… fu così che nacque il culto della Vergine dello Zafferano.
Alessandro Magno si lavava i capelli nello zafferano per mantenerne il meraviglioso colore arancione lucido. Era uno shampo iperesclusivo: all’epoca, lo zafferano era raro come i diamanti e più caro dell’oro. Inoltre si diceva che avesse proprietà afrodisiache e che la stessa Cleopatra lo usasse come crema di bellezza. La famosa regina d’Egitto usava lo zafferano per dare un colore dorato alla sua pelle. Nella stessa epoca lo zafferano veniva usato per tingere le gote, le unghie e i capelli.
La città di Saffron Walden nell’Essex prende il nome dalla spezia, dal momento che divenne il centro del commercio inglese di zafferano. Secondo la leggenda, tutto ebbe inizio nel Trecento, quando dal Giappone arrivò un pellegrino con un bulbo rubato di zafferano nascosto nel bastone ( uno dei metodi più usati il contrabbando). Fino ad allora, la città si era sempre chiamata semplicemente Walden. Soltanto l’arrivo del tè, del caffè, della vaniglia e del cioccolato comportò il declino della sua coltivazione, anche se rimase una coltura importante in Italia, Spagna e Francia.
Dopo la morte di Buddha, avvenuta nel 480 a.C., lo zafferano divenne il colore ufficiale per tingere le vesti dei monaci.
Il fiore dello zafferano può essere confuso con un’altra pianta e precisamente con il Colchico ( Colchicum autumnale L. ) , bulbosa appartenente alla famiglia delle Colchicacee, diffuso nel Nord Italia. Sono piante molto simili, ma il falso zafferano è velenoso perché contiene la colchicina, un alcaloide estremamente tossico in grado di bloccare la divisione cellulare e che viene comunque utilizzato proprio per questa sua proprietà nella cura della gotta, naturalmente sotto stretto controllo medico. L’incauta raccolta è causata dal fatto che i fiori sono molto simili per forma e colore e cioè rosa-violaceo, ma le differenze sono molte. Lo zafferano è solamente coltivato e la fioritura avviene da fine ottobre ad inizio novembre, mentre il colchico è spontaneo e fiorisce da agosto a settembre. Al momento della fioritura, lo zafferano presenta alla base del fiore, delle foglie lunghe e strette, mentre il colchico non ne ha ; inoltre lo zafferano ha 3 stami, mentre il colchico ne ha 6.
Lo zafferano ad alte dosi può essere tossico ed addirittura mortale. Viene consigliato un uso giornaliero di 1,5 gr al massimo. Alla dose di 5/10 gr è abortivo e provoca emorragie, sonnolenza e vertigini, mentre dosi da 20 gr sono mortali. Naturalmente le dosi di utilizzo alimentari sono molto al di sotto della soglia di tossicità, per cui possiamo tranquillamente gustarlo.
